Monday, January 2, 2012

Morto un anno se ne fa un altro



E il 2011 e' andato. Solo per il fatto di aver trovato il tempo di completare Vagrant Story per la quinta (o sesta?) volta, e' stato un ottimo anno. La cosa migliore e' che ho giocato a VS su PSP, presa nuova di Argos in quel di Cambridge (MI).



Dopo un 2010 trascorso ad accumulare almeno una trentina di giochi per 360 che non ho manco toccato (e. g. Halo 3, Fable 2, Forza Motorsport 3 (due volte)), ho approfittato dell'eutanasia commerciale della PSP per accumulare giusto quella ventina di titoli inutili che tanto rimpolpano le liste dei best sellers di Amazon. Altra palta da rivendere in perdita, ovviamente. Eppure, un paio di gemme sono riuscito a scovarle, ovvero Silent Hill: Shattered Memories e quello che e' il mio personale Gioco del 2011 (quello del 2012 e' Skyrim, ci mancherebbe altro).


Non credo che quel simpaticone di Yoichi Wada si renda conto dei danni che ha fatto a Square Enix negli ultimi anni. Che io sappia, Square si e' schiantata al suolo principalmente a causa dell'investimento per The Spirits Within, porcata immonda che sta a Final Fantasy come Limbo sta ai videogiochi. Perche' Square aveva un gran bel patrimonio, soprattutto creativo: negli anni della PSX ha saputo tirare fuori titoli che Einhander, Ergheiz e Chrono Cross, per citarne alcuni, prodotti che da soli avrebbero fatto la fortuna di sviluppatori con un passato prossimo meno prospero. Fast forward una decina d'anni, e cosa abbiamo? La next-gen viene affiancata da nuove sfide come il social gaming e il mobile gaming, anche se forse sarebbe piu' corretto chiamarlo "smart" gaming. La risposta di Wada?

e comunque

Riciclare come se non ci fosse un domani. Ora, l'aver messo in vendita a 20 fichi e rotti Final Fantasy e Final Fantasy II per PSP aveva fatto sorgere parecchi dubbi sulla strategia del Nostro: fiducia nel brand o cieca ambizione?* Se nella generazione precedente si sperimentava con il Racing Lagoon di turno, nella corrente ci si e' ridotti a spammare remake di titoli per NES. Cosa comporta un remake di un titolo per NES ? La grafica va ricreata da capo. Le musiche originali sono peggio del peggio degli Anamanaguchi. Cosa si tiene? Il design, boia de.



Negli anni '90 Square era LA software house di riferimento per i JRPG. Non c'erano cazzi: la tripletta di FF7, FF8 e FF9 e' un monumento ai patrimoni intellettuali videoludici.
E oggi? Dopo tante idee, Wada ha trasformato uno sviluppatore monumentale in un publisher pantagruelico, con serie come Final Fantasy ormai interamente basate sul Retrogaming, e altre bimbominkiate (Final Fantasy Tactics) o defenestrate (Vagrant Story, Chrono Break).

ce sta la grisi

Dubito che Square Enix rinuncera' a sprecare tutte le proprie risorse per riedizioni di giochi a 8 bit e sucate multipiattaforma a 256 (leggasi: FXIII-II, sigh). Sono certo pero' che l'incompetenza di Wada nello sfruttare il patrimonio di Square abbia giovato parecchio a tanti altri sviluppatori, nonche' agli stessi fan di Cloud e compagnia grindante.
Se ai tempi della PSX ogni due anni massimo di poteva degustare un nuovo Final Fantasy, oggi l'inefficienza di Square Enix, gia' nota ai tempi della gestione quinquennale di FFXII, e' diventata leggendaria (leggasi: FFXIV, lol). Nonostante tutto, cio' ha aperto spiragli i un mercato che era un tempo pressoche' sinonimo di Final Fantasy e Chrono Trigger, lasciando ad altri l'onere di divorare il tempo libero di milioni di appassionati di JRPG in attesa di Final Fantasy Versus Staminchia Type 0-2.


Nel mio caso, dovendo scegliere tra FFIV: the complete collection e Dissidia 012[Duodecim]: Final Fantasy (ma vaffanculo, va') ho optato per una scopiazzatura di JoJo in salsa emo, ovvero Persona 3 Portable.
P3P e' un JRPG basato su ragazzini emo che si sparano in testa e/o in faccia per evocare degli stand e grindare simpatici mostriciattoli emo chiamati Shadows, il tutto in un simpatico labirinto a 264 piani chiamato Tartarus. E fin qui, ciao.


uhm.


ah.


Eppur c'e' altro, ben altro. I 170 e rotti stand a disposizione del protagonista, ispirati sia agli Arcani Maggiori dei tarocchi che alla mitologia mondiale, vanno potenziati mediante i Social Link, ovvero: bombati la rappresentante di classe corrispondente all'Arcano Maggiore della Giustizia e le nuove Persona dello stesso arcano saranno piu' potenti (qualcosa del genere).
La trama segue pedissequamente il calendario, da Aprile 2009 a Marzo 2010, ed e' di fondamentale e quotidiana importanza bilanciare Social Link, attivita' extrascolastiche e, soprattutto, l'esplorazione notturna del Tartarus.
E fin qui, si', certo, ciao eh.


Eppure, Persona 3 riesce nel difficile intento di prendere una trama idiota (la gente alla 25esima ora si trasforma in bare rosso sangue e le Ombre dal Tartarus invadono la Terra) e incastonarla in un'ambientazione adeguata, dove il phebotinium viene spiegato a sufficienza per godersi la storia e dare un senso agli eventi, senza sfociare nella masturbazione a cielo aperto come in FFXIII e gli stramaledetti Fal'cie.
A differenza dei soliti JRPG dove un gruppo di supereroi in incognito salva l'Universo intero a suon di nobili intenti mascherati da personalita', Persona 3 si pone su un altro piano.
A confronto, Persona 3 e' almeno 3 volte piu' personale**. In primo luogo, l'ambientazione strettamente contemporanea riesce ad esaltare, anziche' banalizzare, i problemi personali, le ambizioni e le frustrazioni dei protagonisti. In particolare, a differenza di classici onanistici come la morte di Aeris, l'ambientazione "realistica" consente di affrontare in maniera complessa il tema principale di Persona 3, ovvero la perdita.


Nel corso della storia, tra esami di fine anno, tornei interscolastici e batticuore che nemmeno Cioe', ciascuno dei 10 membri del party dara' i conti con le diverse declinazioni della Perdita. Senza sucate mentali per il Phoenix Down mancato di turno, anche perche' nel giappone del 2009, a sorpresa, la morte riesce ad assumere significati piu' terreni, piu' prossimi, piu' umani.
Al posto del classico omicidio, quindi vendetta, in Persona 3 il lutto viene approfondito da una dozzina di punti di vista, anche e soprattutto nei casi di lutto bianco.


In un mondo dove la vita di tutti giorni e' tale soltanto per gli altri, in una societa' votata all'autodistruzione che impone il sacrificio di pochi per la salvezza di tutti, il contrasto e' dato dalle storie individuali dei protagonisti, dal grinding interiore attraverso cui saranno costretti a passare per riuscire a farsi strada nel mondo.
Mondo che si rivelera' ben piu' ostico di qualunque Tartarus o boss finale, con la vita scolastica a ribadirlo fino all'ultimo, fungendo da zero assoluto alla dimensione eroica dei protagonisti.
Non mi e' stato difficile farmi coinvolgere, soprattutto nel finale: in un genere interamente basato su forze ultraterrene, in Persona 3 sono i legami terreni l'arma piu' potente. La gestione del party passa in secondo piano rispetto al modo in cui i singoli personaggi si ritrovano a gestire l'impatto degli eventi sulle proprie esistenze.

Yet, the Arcana is the means by which all is revealed

Per quel che mi riguarda, Persona 3 mi ha dato esattamente quello che mi serviva in quanto appassionato di JRPG: la consapevolezza di poter davvero fare a meno di Final Fantasy, ma soprattutto di potermi lasciare alle spalle Square una volta per tutte. C'e' altro, ben altro.
Bon, torno a Skyrim :)


*risposta: Final Fantasy XIV 2.0, Dicembre 2012

**P3P e' solo la terza versione, preceduta da Persona 3 per PS2, Persona 3: FES per la stessa, versione aggiornata alla decenza e inclusiva di un epilogo giocabile, The Answer (non provate nemmeno a giocare a The Answer se non vi e' DAVVERO piaciuto P3: sono almeno 25 ore di grinding puro)

***e questa mi sono conquistato la dannazione eterna.





0 minchiate:

Post a Comment